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Al Salone del Mobile Radio24 parla del Polo Formativo

Al Salone del Mobile Radio24 parla del Polo Formativo

È iniziato il Salone del Mobile di Milano e Radio24 ogni giorno trasmette dalla fiera, evento cardine per il Paese. Il giorno dell’inaugurazione è andata in onda la Trasmissione “Due di denari” condotta da Debora Rosciani e Mauro Mazza. Due gli ospiti: Angelo Candiani, direttore del Polo Formativo LegnoArredo, e Massimo Buccilli, presidente di EdilegnoArredo e componente della giunta del Polo Formativo LegnoArredo.

A tema la formazione e il lavoro, aspetti portanti dell’attività del Polo. Ecco il dialogo che si è sviluppato:

Come è nato il Polo Formativo per dare risposta all’industria dell’arredo, che ha un cuore pulsante in Lombardia?

Angelo Candiani: I primi passi del Polo sono iniziati tra il 2008 e il 2009, da una provocazione venuta all’interno di FederlegnoArredo da parte delle aziende: i giovani erano meno attratti dai mestieri manifatturieri che portano poi alla realizzazione dei bellissimi oggetti d’arredo e di design. Principalmente questa è un po’ una ferita per il nostro Paese, perché la responsabilità dei giovani ricade su noi adulti, che abbiamo in certi casi voluto evitare le nostre fatiche ai figli. Ma qui c’è un inganno, cioè quello di poter estirpare la fatica dal lavoro, mentre la fatica è una componente bellissima, perché se essa viene impiegata per realizzare un oggetto che sarà utile per tante persone, apprezzato, che sarà bello ed espressivo di un umano che sa creare qualcosa dentro questo mondo, è una soddisfazione; ma, più ancora, la fatica nel lavoro è la possibilità per un giovane di diventare un uomo, di realizzarsi, cioè di partecipare a una costruzione.

Il Polo ha uno stand al SaloneSatellite…

Angelo Candiani: Il SaloneSatellite è dedicato ai progetti dei giovani designer, molti dei quali negli anni sono poi stati prodotti: è una manifestazione bellissima. Io stesso sono rimasto impressionato da come la creatività può diventare qualcosa di bello, di utile, ma anche di economico, perché la bellezza del mestiere manifatturiero è che il prodotto diventa una spinta per l’economia. L’altra scoperta che ho fatto visitando il SaloneSatellite è che il mondo del ‘legno’ non è fatto solo di legno: ho visto prodotti in vetro, marmo, plastica, materiali compositi…

A partire dalla provocazione del 2008 cosa avete fatto e creato?  

Angelo Candiani: La prima sfida che abbiamo avuto di fronte è stato parlare con le aziende per capire come si manifestava il problema della mancanza di attrazione per i giovani verso i mestieri del legno-arredo. Se pensiamo al falegname lo colleghiamo a un mestiere artigianale, che tale è e tale rimane; bisogna che ci sia un certo feeling tra l’individuo e la materia che si trova davanti. Al di là di questo, oggi la produzione è fatta tutta su scala industriale, attraverso l’automazione, macchine che collaborano con l’uomo, ma non lo sostituiscono. Noi ai ragazzi proponiamo un percorso che parte dal tavolo dell’artigiano, usando le mani, respirando il profumo del legno, capendo come si trasforma; successivamente la relazione con il legno si sviluppa, pian piano, sulle macchine, usate in tutte le imprese. E così creiamo anche un feeling tra l’uomo e la macchina, che occorre che diventi maturo.

Quali sono le necessità professionali delle vostre aziende del legno arredo che purtroppo non vengono colmate e a cui il Polo prova a rispondere?

Massimo Buccilli: Sta diventando una vera emergenza, un po’ perché culturalmente siamo stati abituati a non indirizzare i nostri figli verso professioni che fanno ‘usare le mani’. Tra l’altro è abbastanza curioso questo fatto, perché noi italiani siamo famosi per come usiamo bene le mani. Ora tramite il Polo Formativo stiamo cercando di invertire questa tendenza. Cerchiamo di attirare i giovani, di proporre loro un mestiere, dove imparano a fare qualcosa di importante sfruttabile ovunque, perché una volta appreso l’utilizzo di una macchina ci si può inserire in qualunque settore, non solo in quello del legno.

Noi prevediamo che nel nostro settore, nei prossimi anni, ci sarà l’esigenza di circa 10 mila posti di lavoro. E in tal senso approfitto per fare un appello: si tratta di una bellissima professione, perché il legno è un materiale fantastico, con proprietà antisismiche, sempre più utilizzato nell’edilizia.

Mauro Mazza sottolinea come il settore abbia bisogno non solo di falegnami, ma anche di tecnici che sappiano condurre macchine a controllo numerico, così come tecnici commerciali con competenze di marketing e della comunicazione digitale.

Quali sono le prospettive di guadagno, di crescita professionale per i giovani che intraprendono le professioni del legno?

Angelo Candiani: Vorrei dire innanzitutto che le professioni che avete elencato sono oggetto di corsi di formazione superiore all’interno del Polo, tramite i corsi post-diploma ITS. Si tratta di una novità interessantissima che oggi offre il nostro Paese, perché anche i ragazzi che hanno fatto un liceo possono completare la loro formazione tramite questi corsi, che durano due anni, sia nel campo del marketing internazionale sia in quello della progettazione digitale. In quest’ultimo ambito sta nascendo una collaborazione con il Politecnico Design: abbiamo fatto incontrare gli universitari che disegnano con i nostri studenti tecnici che realizzano, per capire come la macchina interpreta i progetti ideati.

Mauro Mazza segnala che chi frequenta gli ITS ha altissime opportunità di trovare lavoro…

Angelo Candiani: a livello nazionale la percentuale di esiti occupazionali è attorno all’82-83% entro un anno dal termine del percorso. Per quanto ci riguarda tutti i nostri diplomati hanno trovato lavoro al termine del percorso, grazie al fatto che l’ITS ha una struttura che prevede il 30% delle ore in stage e il 50% dei docenti provenienti dal mondo delle imprese. Questo mix è straordinario perché mette in moto la possibilità di entrare in relazione con le aziende, di apprendere la passione per il lavoro e il valore di ciò che si realizza. Infatti noi diciamo ai ragazzi: venite a imparare un mestiere, e il lavoro vi verrà a cercare. In una situazione simile il tema della retribuzione passa decisamente in secondo piano, perché quando un giovane impara un mestiere che è ricercato ha tutta la libertà di scegliere la strada professionale più adatta a sé.

Le piace molto portare questi messaggi…

Angelo Candiani: Tantissimo! Quando un ragazzo viene indirizzato verso una scuola di formazione professionale si pensa sempre che gli sia accaduto qualcosa di grave, una disgrazia. Non è così per noi. La prima materia che insegniamo ai nostri studenti è l’inglese, perché nel loro lavoro dovranno imparare a dialogare con il mondo. Allo stesso modo partiamo dal disegno a mano, passando per i programmi a computer, per arrivare a tradurlo nel linguaggio delle macchine. Capite benissimo che è un percorso ‘mirato’. Mi appassiona molto vedere che questi ragazzi, che sono considerati ‘sfortunati’, sanno contribuire alla costruzione di qualcosa che è utile al mondo.

 

Ascolta l’intervista di Radio24 (dal minuto 16,10)